Bill Gates: «Bisogna tassare i robot come gli umani per fronteggiare l’occupazione»

NEW YORK – La bizzarra proposta dell’uomo più ricco del mondo che divide l’opinione pubblica.

Al centro di dibattiti mondiali il binomio Robot e Lavoro. La proposta del fondatore di Microsoft: È indispensabile una tassa sui robot che svolgono i lavori umani per compensare la perdita dei posti di lavoro.

I robot capaci di svolgere i lavori umani dovrebbero essere tassati. A sostenere tale proposta rivoluzionaria è il celebre Bill Gates, imprenditore statunitense e fondatore della Microsoft Corporation, una delle più importanti multinazionali di tecnologia americana.

“Al momento se un lavoratore umano guadagna 50.000 dollari lavorando in una fabbrica, il suo reddito è tassato. Nel caso in cui un robot svolga lo stesso lavoro, dovrebbe essere tassato allo stesso livello”

Spiega il miliardario in una recente intervista presso il sito di news economiche “Quartz”, inserendosi a pieno titolo nella discussione riguardante l’incremento incessante dell’automazione e la conseguente riduzione dei posti di lavoro (l’intervista completa è consultabile presso Quartz stesso, il giornale online statunitense di informazione economica e politica, qui).
Quest’ultimo è un tema che richiama sempre di più ormai l’attenzione globale e, in particolar modo, quella delle più grandi potenze mondiali.
Difatti secondo alcuni dati convalidati dal rapporto della banca mondiale nel 2016, circa otto milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti e perfino quindici milioni in Gran Bretagna sono a rischio per l’avvento inarrestabile dei robot. Ciononostante il dibattito è aperto su più fronti, talvolta, contrastanti.
In relazione ad una recente analisi condotta dalla società internazionale di consulenza manageriale denominata “McKinsey Global Institute”, gli impieghi più in pericolo sono quelli meno retribuiti, che equivalgono al 5% delle occupazioni attuali (Il report completo della società, con i grafici esplicativi dell’incremento potenziale dell’automazione nelle occupazioni lavorative, è disponibile di seguito).

L’immagine evidenzia il grafico del Report del “McKinsey Global Institute”. Lo stesso evidenzia la relazione che intercorre tra le attività lavorative e i rispettivi gradi (in %) di automazione presente.

Una percentuale che, seppur in un primo momento possa rivelarsi poco preoccupante, è destinata inesorabilmente a crescere in maniera proporzionale al progresso robotico. Precisamente molte delle mansioni attuali, in particolar modo nel settore manifatturiero, edile e informativo, presentano un elevato potenziale di automatizzazione, che oscilla tra il 45 ed il 78%.
Le macchine non sono del resto esclusivamente utilizzate nelle fabbriche; a San Francisco, per esempio esse sono già diffuse nel settore dei servizi: è presente, infatti, un caffè totalmente automatizzato, capace di offrire prodotti a prezzi molto competitivi e risparmiando al contempo sul costo dei lavoratori umani (Lo stesso argomento nel dettaglio: Al Café X l’espresso lo serve un robot).
Eppure lo stesso Bill Gates si mantiene notevolmente fiducioso nei confronti delle potenzialità della forza lavoro umana, che rimarrà comunque necessaria per il bilanciamento socio-economico mondiale.

“ I lavori svolti dagli esseri umani saranno sempre necessari […] Quello che il mondo vuole oggi è cogliere l’opportunità di produrre beni e servizi per liberare lavoro per altri”

Mette in evidenza lo stesso Gates. D’altra parte oggigiorno è inevitabile il processo di incremento e sviluppo dell’automazione, industriale e non, che favorisce senza sosta una parziale espulsione dei lavoratori nelle attività produttive di competenza. Le conseguenze sociali che ne derivano non sono per nulla trascurabili e per tale motivo si inserisce qui la proposta dell’uomo più ricco del mondo, quella di tassare i robot al pari degli esseri umani.

Tasse anche per i robot al fine di salvaguardare il lavoro umano. È questa l’idea di Bill Gates.

Un’idea secondo la quale è possibile anche sovvenzionare la riqualificazione della forza lavoro respinta gradualmente dall’automazione. In poche parole se le macchine automatizzate provvederanno a “rubare” i posti lavorativi agli umani, è giusto che siano tassate, permettendo così di stabilire e di finanziare nuovi percorsi di formazione.

“Non ritengo che le aziende che producono robot si arrabbierebbero se fosse imposta loro una tassa. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale può generare profitti con notevoli risparmi sul costo del lavoro”

Aggiunge in un secondo momento il miliardario statunitense.
Seppur si dimostri una valida opportunità per regolamentare e sostenere le continue perdite di posti di lavoro per gli operatori umani, al contempo quella di Bill Gates è una proposta che ha incrementato numerose discussioni a riguardo, accentuando così un rilevante divario tra chi è favorevole e chi è contrario all’idea in questione.
Tra i favorevoli rientra maggiormente l’Europarlamentare Mady Delvaux, secondo la quale è necessario disciplinare tutte le attività nelle quali vengono impiegati i robot, considerati dalla deputata come delle “persone elettroniche”. Tuttavia la proposta di creare uno status giuridico dedicato alle macchine intelligenti, portata avanti dalla stessa nella seduta planetaria tenutasi il 15 febbraio scorso, è stata approvata dai vari membri della conferenza, a differenza della proposta di tassazione concernente la produzione e/o impiego di robot stessi (La seduta planetaria in questione, dalla durata complessiva di un’ora e trenta minuti circa, è analizzabile presso la pagina ufficiale del Parlamento europeo, attraverso il link seguente). Sulla questione si è espresso anche il docente e saggista italiano Stefano Micelli.

“Il dibattito sulla tassazione dei robot potrebbe apparire, in Italia e nel mondo, come una novità assoluta […] In linea generale è comprensibile che per l’utilizzo dei robot possa valere lo stesso principio ‘compensativo’ rispetto ai posti di lavoro per umani che le nuove tecnologie potrebbero far scomparire”

Ha dichiarato il docente di International management al Corriere della Sera.
Più accesi sono invece i giudizi contrari alla proposta, che la interpretano come una provocazione, altresì definendola come “un’idiozia economica”. Prevedibile è l’intervento dell’International Federation of Robotics (IFR), un’organizzazione internazionale a difesa dell’industria robotica. Quest’ultima rivendica in maniera esplicita che tassare i robot potrebbe bloccare l’innovazione, danneggiando di conseguenza il settore. Analoga teoria ha sostenuto l’economista Tim Wostall sulle pagine della rivista statunitense di economia e finanza “Forbes”, presso la quale ha fortemente affermato come la proposta di Gates non può essere in nessun modo applicata.

“La tassa sui robot dovrebbe essere un equivalente delle imposte sul reddito dei lavoratori, ma i robot non hanno reddito. E tassarli significherebbe solo tassare le imprese, rallentando l’innovazione e la diffusione della tecnologia e riducendo la produzione”

Ha enunciato il giornalista britannico, evidenziando il notevole errore di fondo celato dietro la proposta del fondatore di Microsoft. Anche la conduttrice italiana e giornalista Milena Gabanelli ha espresso il giudizio in merito alla questione, in una recente intervista presso il Corriere della Sera. In quest’ultima la stessa ha posto l’accento sull’elevata importanza che riveste la robotica, in particolar modo nelle attività di bassa manovalanza e nei lavori usuranti e pericolosi per l’uomo.

“La robotica si produce perché crea valore […] Se negli anni Ottanta si fosse pensato di tassare i pc e i relativi software, che hanno cancellato dalla faccia della terra milioni di impiegati, lo sviluppo informatico sarebbe stato rallentato, e la Microsoft di Bill Gates probabilmente non sarebbe quella che è oggi. Anche allora c’erano gli stessi timori, ma a distanza di anni si è visto che, essendosi creata la necessità di nuove competenze, i nuovi posti di lavoro hanno superato quelli perduti”.

Lo ha affermato, nel suo breve ma incisivo intervento, l’ex conduttrice del programma “Report” di Rai Tre (Per approfondire in merito ai vari giudizi affiancati alla proposta del fondatore di Microsoft da parte dell’opinione pubblica mondiale, si prega di far riferimento all’articolo seguente, che evidenzia e sottolinea i vari punti di vista associati alla questione in analisi).
Un’ipotesi molto contrastata e discussa quella del magnate statunitense, il quale sostiene apertamente che in un futuro molto prossimo i robot saranno in grado di sostituire gli esseri umani in un’ampia gamma di settori lavorativi. Un futuro che, d’altra parte, nel caso in cui si sviluppi in tal senso, predisporrà un cambiamento inesorabile che necessiterà inevitabilmente di una regolamentazione. Secondo lo stesso Bill Gates la politica di tassazione dei robot si rivela alquanto necessaria per rallentare il trend, attualmente stabile, di crescita dell’automazione.

“In un attimo si attraverserà la soglia di totale sostituzione del lavoro in alcuni settori […] Si deve essere disposti a tassare i robot anche per rallentare la velocità di automazione”

Ha infine dichiarato l’imprenditore americano nella sua intervista presso “Quartz”, facendo notare come questa tassa sui robot, seppur apparentemente bizzarra, sia l’unica possibilità per amministrare i cambiamenti causati dallo sviluppo incontrastato delle macchine (Resteranno, del resto, sempre e comunque delle professioni che i robot non potranno “rubare”).

Matteo Valentini

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1 risposta a Bill Gates: «Bisogna tassare i robot come gli umani per fronteggiare l’occupazione»

  1. Norma Marrocco scrive:

    OTTIMO LAVORO.
    Il tema, non della tassazione sull’impiego dei robot, ma del rischio di eccessiva perdita dei posti di lavoro, rientra nei “cons” evidenziati nell’articolo ” The Fourth Industrial Revolution”, trattato in Lingua Inglese ed analizzato e discusso con gli studenti, nelle ore di approfondimento.
    Sostengo il principio di apprendimento interdisciplinare e la trattazione di temi attuali.

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