Carta vs digitale?

Chi scrive su questo blog utilizza le tecnologie digitali da anni nella quotidianità didattica per tutta una serie di motivi tra i quali non ultimi la facilità di archiviazione e le enormi potenzialità di condivisione/replicazione delle risorse, caratteristiche sconosciute o non altrettanto  efficaci con le tecnologie del precedente mondo analogico.

Tuttavia per chi non è propriamente un millennians anzi, si configura decisamente come un baby boomer e quindi rientra al massimo nella categoria dell’ibrido digitale (dall’originale divisione generazione nel saggio di Prensky del 2001, fino alla sua rivisitazione più recente basata sulla “saggezza digitale“), non è mai stato piacevole rinunciare alla comodità di un quaderno di appunti ed alla naturalità della scrittura manuale per passare alla mediazione di tastiera/mouse per fare le stesse cose.
C’è sempre stato un qualcosa di innaturale in questa tecnologia che ci ha trasformati tutti in dattilografi negandoci le manualità acquisite; lo dimostra anche il fatto che la tecnologia digitale, fin dai tempi del PARC Xerox di Palo Alto, abbia in fondo dovuto copiare le metafore della vita reale (la scrivania e gli oggetti sopra di essa riposti) e che gli stessi tablet possono leggersi in prima approssimazione come un ritorno un po’ rude al vecchio quadernetto degli appunti, con il loro usare il dito al posto del pennino.

Minimizzo ovviamente, il problema del tablet attualmente è che è ancora una tecnologia immatura, troppo poco potente per imitare realmente i vecchi tradizionali sistemi si riduce ad essere una tecnologia prevalentemente passivizzante (provato mai a scrivere un saggio o del codice sul tablet/smartphone?).  Ma in fondo il vecchio taccuino  si può recuperare e trasformare in e-quaderno e se l’idea è tanto semplice da unire l’analogico ed il digitale rischia pure di avere successo.

Occhio!

Ovviamente è un lungo discorso quello del digitale vs analogico, soprattutto nella didattica; ci torneremo su con calma e… gesso  😉

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